Invece dei classici tubetti a olio o acrilici, ho utilizzato il mercurio cromo per il suo colore vibrante.
La rosa è resa con una meticolosa attenzione ai dettagli: i petali vellutati acquistano una profondità volumetrica quasi tattile grazie a sapienti giochi di luce e ombra, con gocce di rugiada cristallina sui petali, simboli di freschezza ma anche della natura effimera della vita. Lo sfondo, etereo e vibrante, crea un potente contrasto cromatico che proietta il fiore verso l’osservatore.
Al di là dell’estetica, l’opera è una riflessione profonda sul dualismo tra fragilità e forza. L’utilizzo simbolico (e tecnico) del “mercurio cromo” trasforma il soggetto floreale in un’indagine sulla “cura“. La rosa non è solo bellezza, ma un organismo che richiede attenzione, protezione e rigenerazione.
La mia filosofia sul riuso, trasforma qui un elemento naturale e un riferimento chimico in un messaggio di sostenibilità e co-creazione.